E ora tutti giù le braghe. E le gonne. Se ne sono viste di tutti i colori domenica pomeriggio nella subway di New York: cellulite esibita con nonchalance, calzini da ragioniere su mutandoni a fiori, ma anche, grazie al cielo, glutei scolpiti da una sana membership a qualche fitness center. Comunque sia, essere belli o brutti, degni o no di girare in mutande, il punto era esserci e senza alcuna vergogna. Per la serie ‘only in New York’ domenica si è tenuta la undicesima edizione di ‘No Pants Subway Ride’, appuntamento che si ripete ogni gennaio dal 2001 e che ha finito per diventare globale. I buontemponi che ebbero la bella pensata erano appena sette alla prima edizione, l’anno scorso erano 3.500 tra NY e altre 48 città nel mondo.
Sapevo che si sarebbero dati appuntamento in sette punti diversi della città alle tre del pomeriggio e così alle 3.15 mi sono messa in viaggio nella subway per immortalarli. E invece sono arrivata fino a Union Square, dove avevano appuntamento prima del No Pants Afterparty, senza vedere neanche uno smutandato. Ma come? mi sono chiesta. Ricomincio il mio mesto viaggio di ritorno a casa quando alla fermata di Times Square, dove cambio il treno, me li trovo tutti lì davanti. Chi si affretta a prendere la metro, chi legge un libro, chi compra il giornale, chi ascolta la band che sat suonando nella stazione.. come se niente fosse. E’ come se di colpo il mondo avesse deciso che pantaloni e gonne non esistevano più. E sopra tutti venstiti e intabarrati come si conviene a una gelida giornata di gennaio. La regola era infatti ‘fare finta di niente’ e non ridere, parlare o prendere fotografie tra partecipanti’. Tutti hanno tenuto fede. Chissà magari l’anno prossimo mi metto in mutande anch’io.





